Trivellano il vulcano Marsili, bomba a orologeria.


vulcano Marsili

(di Gianni Lannes )

 

A nord delle isole Eolie, al largo delle coste di Calabria e Sicilia, si staglia sotto il fondo del mare, il più grande vulcano d’Europa, ma non si vede perché è completamente sommerso da 500 metri d’acqua. Si innalza per 3 mila metri: è largo 50 chilometri ed è lungo 30. Secondo l’intrattenitore televisivo Piero Angela «è un’ottima sorgente di energia geotermica».

 

Tant’ è che il Ministero dello Sviluppo Economico ha conferito il 29 settembre 2009 alla Eurobuilding Spa un permesso di ricerca esclusivo per fluidi geotermici a mare sull’area del Marsili: il programma delle attività prevede in primo luogo la realizzazione di un monitoraggio completo di tale struttura, utilizzando le metodologie e le tecnologie più innovative. Su questo programma la società con sede legale a Servigliano in provincia di Ascoli Piceno, ha già ottenuto una valutazione positiva dalla Direzione Generale per la VIA (Valutazione di Impatto Ambientale ) del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. In sostanza, lo Stato italiano ha escluso per decreto la valutazione di impatto ambientale.
Insomma, una follia legalizzata che potrebbe causare disastri irreparabili. Eppure, per mera sete di profitto economico i padroni del vapore procedono alla perforazione.
Pochi mesi dopo, il 28 aprile 2010, il governo Berlusconi getta fumo negli occhi nell’imbambolata opinione pubblica. “Vulcani: sono 12 i sommersi”. Il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, ha firmato oggi un’ordinanza di Protezione civile che darà il via a un piano di monitoraggio subacqueo di dodici vulcani sommersi, nel mar Tirreno e nel canale di Sicilia. Lo ha annunciato il Capo Dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, in una conferenza stampa nella sede dell’Associazione stampa estera a Roma. Si tratta di un’attività che non ha precedenti nel mondo. “Noi dobbiamo alzare il velo su questi vulcani sommersi che non vediamo – ha sottolineato Bertolaso – e cominciare a localizzarli esattamente. Dobbiamo vederli, toccarli, capirne i comportamenti”. Tra questi, ci sono il Vavilov e il Marsili: quest’ultimo è il vulcano con la superficie sommersa tra i più grandi al mondo. E’ necessario studiarli, per prevenire i rischi di possibili tsunami e poi porre in atto piani di prevenzione.
Bertolaso, ha citato il caso Stromboli, un vulcano alto quanto l’Etna (per due terzi è sommerso) che oggi è “uno dei vulcani più sorvegliati al mondo”. Il 30 dicembre 2002, il distacco di una parte in mare, a una profondità di 2000 metri, provocò uno tsunami “che non fu di poco conto”. Ci furono onde alte quanto il maremoto del 28 dicembre 2004 nel Sud-Est asiatico. Non ci furono conseguenze sulle persone, a parte un ferito lieve, solo perchè era inverno “Se lo stesso evento si fosse verificato in piena estate – ha sottolineato Bertolaso – il bilancio sarebbe stato sicuramente ben più pesante”: una decina o anche forse un migliaio di vittime con l’isola e le spiagge della sosta siciliana affollate di bagnanti e raggiunte dall’onda anomala.
“Per fortuna – ha detto Bertolaso – è avvenuto a dicembre”. Il progetto di monitoraggio si avvarrà anche della consulenza di esperti internazionali di vulcanologia e della comunità scientifica.
La scoperta dell’acqua calda!

 

??????????????????????????????????Annuncio Eurobuilding – «Entro il 2012 potrà essere realizzato il primo pozzo geotermico offshore della storia. I numerosi vulcani presenti nel Tirreno meridionale – al largo delle coste siciliane, calabresi e campane – sono enormi sorgenti di calore; l’acqua marina che s’infiltra al loro interno si surriscalda (può raggiungere temperature di 400° C e pressioni superiori a 200 bar) e acquista un potenziale calorifero che può essere trasformato in energia elettrica, paragonabile a quello generato dalle più grandi centrali geotermiche mondiali o ad impianti nucleari di media taglia. Il cammino del progetto “Marsili” si comprende di tre fasi: Esplorazione, Perforazione, Produzione. Il Mediterraneo, e più precisamente il Mar Tirreno sud-orientale, è sede di un importante distretto vulcanico, sottomarino, il Marsili, che può diventare la prima importante fonte di approvvigionamento di energia geotermica offshore della storia, aprendo la strada ad una nuova, pulita ed inesauribile fonte di energia. La società italiana Eurobuilding SpA e il gruppo di ricerca da essa costituito e finanziato, che comprende i più importanti Organismi di Ricerca del settore e precisamente: l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – INGV; l’Istituto per la Geologia Marina del CNR-Ismar, l’Università di Chieti – Centro di Ricerche sperimentali per le geotecnologie ed il Politecnico di Bari, hanno affrontato dal 2005 ad oggi una sfida scientifica e tecnologica unica a livello mondiale, con l’obiettivo finale di produrre energia dal primo campo geotermico a mare, ubicato nell’area del Marsili. La perforazione dei pozzi esplorativi è la fase finale di ogni programma di esplorazione ed è il solo metodo che permette di definire con certezza le caratteristiche di un serbatoio geotermico e di valutarne il potenziale. L’attività di perforazione verrà sviluppata attraverso una struttura superficiale di supporto (piattaforma semisommergibile,drilling ship). Profondità di attacco tra 500 e 1000 m non costituiscono un problema per l’utilizzo di tubaggio di raccordo con la testa pozzo (riser). Tale obiettivo sarà perseguito attraverso la definizione di una campagna oceanografica, da realizzarsi entro il 2011, propedeutica alla realizzazione del primo pozzo geotermico offshore mari realizzato, previsto per il 2012. La produzione di energia elettrica, con il supporto di una piattaforma multifunzionale offshore, dotata di tutte le strutture necessarie alla perforazione e alle unità di produzione di energia elettrica, sarà possibile entro il 2015. In una struttura delle dimensioni del vulcano Marsili si attendono decine di milioni di m3 di fluidi geotermici da avviare a produzione elettrica, con una ricarica praticamente continua (questo elemento è molto importante perché permette di sfruttare tutte le potenzialità del campo geotermico senza problemi di abbassamento del livello dei fluidi che, invece, si incontrano nei campi onshore). In questo modo sarà possibile installare una capacità produttiva di almeno 800 MWe, tale da raddoppiare l’attuale potenza elettrica nazionale proveniente da fonte geotermica. L’investimento complessivo per opere e infrastrutture connesse a tale obiettivo è stimato in circa 2 miliardi di euro. Nell’area di mare oggetto del Permesso di Ricerca non risultano zone soggette a vincoli di tutela biologica, naturalistica e archeologica. L’area non esercita alcuna influenza sul regime dei litorali, né sulla fruizione turistica delle aree costiere, inclusi gli aspetti paesaggistici. Inoltre, le attività di esplorazione geofisica e geochimica del campo geotermico del vulcano sottomarino Marsili non sono invasive e non comportano alcun impatto sull’atmosfera e sull’ambiente idrico. Relativamente alle attività di perforazione geotermica non si prevedono impatti tali da creare modificazioni permanenti all’ambiente, considerata anche la breve durata delle operazioni previste».
Allarme inascoltato – “Pericolo tsunami nel Tirreno”: geologo lancia l’allarme, “il vulcano Marsili si è risvegliato”. A quanto rilevato la sua attività si è ridestata, ed ora la preoccupazione è per una catastrofe che potrebbe originarsi da una sua eruzione e conseguenti eventi franosi sui suoi versanti, onda anomala che colpirebbe le coste meridionali che si affacciano sul Tirreno, appunto.
È stato il professor Franco Ortolani, direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio ed ordinario di Geologia presso l’università Federico II di Napoli, a notare questa attività e a lanciare l’allerta. Chiaramente è importante, pur dedicando molta attenzione a ciò che avverrà nel Marsili, evitare facili allarmismi: come ha dichiarato lo stesso Ortolani è fondamentale organizzare, nel più breve tempo possibile, dei ‘sistemi di difesa dei litorali‘. Ortolani dà un’idea di come si realizzano tali sistemi mediante uno studio approfondito pubblicato sul Portale Meteo del Mar Mediterraneo. Secondo l’idea del professore, si potrebbero sfruttare le isole dell’arcipelago delle Eolie come delle vere e proprie ‘sentinelle’, che possano preannunciare con un tempo sufficiente all’organizzazione l’arrivo dell’onda anomala. Questo studio è stato definito dal professor Ortolani in seguito al maremoto verificatosi il 30 dicembre del 2002, e che aveva colpito Stromboli, le isole nelle vicinanze e anche le coste della Sicilia vicino a Milazzo e quelle campane di Marina di Camerota. I dati raccolti in quell’occasione e pubblicati dal dipartimento di fisica dell’università di Bologna e dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Roma hanno rivelato come, negli ultimi duemila anni, sono stati 72 i movimenti anomali del mare che si sono abbattuti lungo le coste del nostro Paese.
Effetti collaterali? Mai stranamente considerati dal Governo tricolore. Secondo l’esperto Enzo Boschi, a capo per lungo tempo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, «La nostra ultima ricerca mostra che il vulcano non è strutturalmente solido, le sue pareti sono fragili, la camera magmatica è di dimensioni considerevoli. Tutto ciò ci dice che il vulcano è attivo e potrebbe entrare in eruzione in qualsiasi momento».
Allora è pericoloso bucare i vulcani in attività? Sono per caso giganteschi ordigni ad orologeria? C’è qualche nesso tra i giochi di guerra della Nato, proprio in questa area del Mediterraneo, a ridosso dei vulcani Marsili, Magnaghi e Vavilov, nonché di faglie sismiche attive, ed i terremoti che stanno sconquassando come non mai lo Stivale?

 

Annunci

Gli esperti avvisano: ” USA a rischio tsunami”


9e9cfd_tsunami

Il problema, dicono gli esperti, non è tanto se avverrà, ma quando avverrà. E sarà mostruoso.

L’oggetto di tanta apprensione è il terremoto sottomarino che prima o poi colpirà la costa occidentale degli Stati Uniti. Un terremoto devastante seguito da un altrettanto terribile tsunami, paragonabili per potenza ed effetti a quelli che due anni fa hanno sconvolto il Giappone.

Il conto alla rovescia è già scattato in Oregon, uno degli Stati che si affacciano sull’Oceano Pacifico. Le autorità hanno commissionato uno studio per valutare l’impatto che un sisma del genere potrebbe avere su quel territorio: il rapporto finale è stato presentato nei giorni scorsi.

Ne esce un quadro agghiacciante. Ma quelle pagine, che descrivono scene di morte e di distruzione, devono anche suonare  come un drammatico campanello di allarme per esortare alla prevenzione.

usa-cascadia

In caso di un terremoto di magnitudo 9.0– come quello che l’11 marzo del 2011 ha distrutto la regione giapponese di Tohoku- e di uno successivo tsunami di proporzioni titaniche,

in Oregon morirebbero almeno 10 mila persone. Intere città sarebbero sommerse dalle ondate colossali. 

Ponti, strade, dighe ed edifici– incluso il palazzo del governatore, nella capitale Eugene- crollerebbero. I sopravvissuti si troverebbero a fronteggiare l’apocalisse senza acqua potabile, energia elettrica, gas, riscaldamento, linee telefoniche e rifornimento di carburante forse addirittura per mesi. Dal punto di vista economico, il terremoto provocherebbe danni e perdite per 30 miliardi di dollari.

Lo scenario non è nè terroristico nè fantasioso. Quello che gli esperti hanno previsto, per un possibile futuro imminente, si basa su dati scientifici. Ed è già accaduto in un recente passato.

Questa area costiera degli Stati Uniti, notoriamente sismica,  nel corso della storia è stata infatti colpita da vari terremoti. Il più devastante risale a  lgennaio del 1700: all’epoca ad essere rase al suolo furono solo ampie distese di foreste. Ma ora, su quei terreni, si innalzano highway e grattacieli…

 

vaguetsunamiviolente

Non solo. Quel sisma ebbe conseguenze devastanti anche dall’altra parte del Pacifico: le alte onde di tsunami provocate dalla scossa percorsero migliaia di chilometri per poi abbattersi sulle coste del Giappone. “Potrebbe accadere di nuovo”, ha ammonito Kent Yu, il capo della commissione che ha elaborato lo studio, l’Oregon Seismic Safety Policy Advisory Commission,  aggiungendo:”Si tratta solo di capire quanto presto avverrà“.

Dunque è solo questione di tempo. Osservata speciale è la faglia di Cascadia, che si estende per circa 1100 chilometri di fronte alla costa del Pacifico del Nord ed è la responsabile della scossa gigantesca di 3 secoli fa.

Secondo le statistiche, questa linea di faglia scatena i terremoti in media  ogni 240 anni circa. Quindi è decisamente  in ritardo rispetto al solito. Ma non potrà tardare ancora molto.

Secondo i relatori del rapporto, Oregon e Giappone dal punto di vista geologico sono pressochè speculari e corrono gli stessi rischi. Con una grande differenza, però: il Giappone è molto più preparato ad affrontare i megaterremoti rispetto al suo dirimpettaio ed ha investito svariati miliardi nella prevenzione.

Il governo Usa no. E in pericolo non c’è solo l’Oregon, ma tutta la costa occidentale dell’America del Nord, dalla British Columbia in Canada fino alla California.

Quest’ultima vive da sempre in attesa del “Big One”, il sisma dirompente provocato dalla famigerata faglia di Sant’Andrea, nel sud dello Stato.

A memoria d’uomo, la scossa più forte è stata registrata nel 1690, poi la zona è rimasta più o meno tranquilla fino ad ora.

Non è una buona notizia, visto che secondo una recente ricerca i grandi terremoti di solito qui si verificano ogni 180 anni e questa faglia ormai sta accumulando energia da più di 300 anni.

USA-CARTELLO

In California c’è poi un altro punto molto critico, nella regione del Lago Tahoe, al confine con il Nevada, dove si trova un’ altra faglia che si muove, provocando terremoti, ogni 3000/4000 mila anni.

E l’ultimo risale a circa 4500 anni fa. Un’ altra scadenza già superata, dunque,  e una minaccia pericolosamente incombente.

Non è al sicuro neppure la costa orientale degli States. Sono state recentemente scoperte delle linee di faglia vicino a New York.

Pensate: l’impianto nucleare di Indian Point, a circa 40 chilometri a nord della metropoli, sorge proprio all’intersezione- fino a poco tempo fa, non nota- di due zone sismicamente attive.

Potenzialmente, in ciascuna di queste regioni degli Stati Uniti, entro un lasso di tempo breve, potrebbe verificarsi un terremoto.

I ricercatori hanno calcolato le percentuali di rischio che ciò accada: indicano tra il  7 e il 15 per cento che un grande sisma colpisca l’intera zona del Nord Pacifico entro i prossimi 50 anni, ma fino al 37 per cento di chance che avvenga nella sola area compresa tra Oregon e nord California.Una possibilità su tre. Non c’è da scherzare.

fonte: http://www.extremamente.it

Violento sisma su costa ovest del Canada magnitudo 7.7


Una scossa di terremoto di magnitudo 7.7 è stata registrata nell’estremo ovest del Paese. Il centro tsunami parla del rischio di un’onda anomala distruttiva sulle coste dello stato delle Hawaii. Per ora solo onde relativamente piccole. Il violento terremoto di magnitudo 7.7 scala Richter ha colpito le isole Queen Charlotte, in Columbia Britannica. 

Il Centro allerta tsunami del Pacifico (Ptwc) ha lanciato l’allarme per le Hawaii, in seguito al violento sisma di magnitudo 7.7 che ha colpito la costa ovest del Canada.

In un comunicato, il centro avvertiva: “E’ stato generato uno tsunami potenzialmente distruttivo per le coste di tutte le isole dello Stato delle Hawaii. Sono necessarie azioni urgenti per mettere in sicurezza le persone e le proprietà”.

Quanto al terremoto che ha colpito la Columbia Britannica, nell’ovest del Canada, e che è stato seguito da una scossa di assestamento di magnitudo 5.8, non avrebbe per il momento – secondo le informazioni iniziali – causato danni. Ma agli abitanti delle coste le autorità hanno consigliato di allontanarsi verso l’entroterra, perchè – afferma il Centro allerta tsunami del Pacifico (Ptwc) – c’è il pericolo di inondazioni accompagnate da forti correnti

 

 

 

Le aree più a rischio, secondo la protezione civile locale, sono Hilo (su Big Island, sud dell’arcipelago), Kahului (su Maui), Haleiwa (su Oahu, dove si trova la capitale Honolulu) e Hanalei (su Kauai, a nord dell’arcipelago). 

Intanto, le autorità Usa hanno ridimensionato il primo allarme tsunami che riguardava il sud dell’Alaska e le Colombia britannica canadese, dopo il forte sisma  che ha scosso l’area pacifica del Canada, con una magnitudo 7,7 sulla scala di Richter, nelle isole Queen Charlotte.

Terremoto in Costa Rica, magnitudo 7.6 lanciato allarme tsunami


Un terremoto di magnitudo 7.9 è stato segnalato  nell’area nord occidentale del Costa Rica dal centro sismologico degli Stati Uniti, Usgs.

Ancora non si conosce l’entità di eventuali danni a persone o cose.

L’epicentro della scossa è stato individuato a 20 chilometri di profondità , a 8 chilometri dalla città di Samara, 38 chilometri a sudest di Santa Cruz .

Non molti giorni fa una forte scossa con allarme tsunami fu rilevata a El Salvador.

In seguito alla forte scossa è stato lanciato l’allarme tsunami da alcuni paesi che potrebbero essere investiti da una eventuale onda anomala generata dalla forte scarica tellurica,

Il Centro allerta tsunami del Pacifico della Hawaii ha emesso un bollettino di allerta per il rischio di un maremoto sulle coste immediatamente adiacenti il terremoto.

È in corso una valutazione per un’eventuale estensione dell’allerta sino alle isole Hawaii.

il primo paese a lanciare l’allerta è stato il Cile.

L’atollo Mururoa rischia il crollo. E’ stato teatro di un trentennio di test nucleari della Francia


Secondo un rapporto segreto trapelato in questi giorni, l’Atollo corallino di Mururoa, teatro di un trentennio di esperimenti nucleari della Francia, sarebbe in pericolo di crollo. Una notizia confermata dall’Associazione Nucleare della Polinesia Francese, secondo la quale il governo avrebbe mantenuto il più stretto riserbo sin dal 2010. Ma andiamo con ordine e cerchiamo di ricostruire la storia degli esperimenti condotti negli ultimi decenni: Moruroa è un atollo che fa parte dell’Arcipelago Tuamotu nella Polinesia francese, a 1250 chilometri a sud est di Tahiti. Un angolo di mondo affascinante dal punto di vista paesaggistico. Ufficialmente la Francia ha condotto 179 esperimenti nucleari tra il 1966 ed il 1996, di cui 41 atmosferici e 138 sotterranei.

L’atollo è stato ufficialmente istituito come sito di test nucleari dalla Francia il 21 settembre 1962, mentre l’atollo di Hao, 245 miglia nautiche (450 km) a nord-ovest di Mururoa, fu scelto come base di appoggio per i test. Nonostante le obiezioni da parte di 30 membri dell’Assemblea Territoriale polinesiana, il primo test nucleare venne condotto il 2 luglio 1966, al quale fu dato il nome in codice Aldebaran.

L’armamento consisteva in una bomba nucleare di 30 chilotoni, più potente della bomba all’uranio che sconvolse Hiroshima.

Greenpeace dichiarò che fu succhiata tutta l’acqua della laguna, mentre piovvero pesci e molluschi morti, contaminando l’area sino al Perù e alla Nuova Zelanda.

Due anni dopo, nel 1968, fu la volta di una bomba H con potenza di mille chilotoni.

Nel 1974, a seguito di pesanti pressioni internazionali, la Francia abbandonò i test atmosferici che avevano caratterizzato il primo ventennio di esperimenti, e iniziò quelli sotterranei, trivellando il terreno dell’atollo e facendo detonare il materiale nucleare, perforando in profondità nelle rocce vulcaniche sottostanti.

Tale pratica creò molte polemiche per il timore diffuso che le radiazioni intrappolate nel sottosuolo potessero fuoriuscire, contaminando l’oceano e gli atolli limitrofi.

Il 25 Luglio 1979, infatti, uno di questi test causò un disastro ambientale, in quanto il dispositivo rimase bloccato a metà strada del relativo pozzo trivellato. L’evento provocò una grande frana sottomarina sul bordo sud-ovest dell’atollo, generando inoltre un’enorme onda di tsunami.

L’esplosione causò una crepa di 2 chilometri di lunghezza e 40 cm di larghezza. Negli anni ’90, dopo un primo stop, si decise di riprendere gli esperimenti, per consentire alla nazione francese di mettere a punto la tecnica della simulazione per poi bandire definitivamente i test.

La decisione diChirac suscitò reazioni durissime nell’area del Pacifico, ma anche nel resto del mondo. Il terreno di prova fu poi definitivamente smantellato in seguito all’ultimo test del 27 Gennaio 1996, ma l’atollo ancora oggi è custodito dalle forze francesi.

 

Il presidente dell’Associazione Nucleare, Roland Oldham, ha riferito che in caso di crollo potrebbe essere rilasciato del materiale radioattivo nell’Oceano Pacifico.

Un ufficiale francese della sicurezza sul nucleare, Marcel Jurien de la Graviere, ha suggerito che le popolazioni residenti nei pressi dell’atollo potrebbero essere esposte a radiazioni 300 volte più intense del territorio francese, con conseguenze internazionali.

L’associazione ha anche dichiarato che se l’evento dovesse accadere, potrebbe innescare un’onda di tsunami alta 15 metri, che andrebbe a distruggere le coste esposte.

E mentre si stanno mobilitando esperti indipendenti per condurre uno studio dettagliato, atto a fornire maggiori informazioni sul possibile collasso, Oldham avverte che non si tratterebbe semplicemente di un problema locale, ma di un problema riguardante l’intero ecosistema terrestre:

Dobbiamo avvertire tutti perché il problema non riguarda solo alcuni degli atolli che si trovano a soli 100 km da Mururoa. Penso che se questo materiale dovesse essere diluito in mare, saremmo di fronte ad un problema molto grande per l’ambiente, e da quelle aree così remote non avremmo alcun controllo”.

Attualmente gran parte dell’isolotto è sotto il livello del mare. La strada può essere percorsa solo sino ad un certo limite, ma in alcuni punti l’acqua raggiunge i 2 metri. E guardando attraverso di essa si scorgono le crepe derivate dalle esplosioni.

 

Già tempo fa un grande ricercatore, Jacques Cousteau, mise in guardia in merito a perdite di gas e crepe nel mare, ma le autorità francesi hanno sempre smentito queste affermazioni, ribattendo categoricamente alle accuse.

Per diversi giorni dopo gli esperimenti, tuttavia, vari esperti ed appassionati notarono formazioni nuvolose molto particolari.

La maggior parte di queste osservazioni era causata dall’evaporazione dell’acqua di mare che circondava le esplosioni, ma molti altri casi non risultavano coerenti con i pre-esistenti modelli meteorologici.

Un recente rapporto suggerisce che solo 11 dei 20 sensori per il monitoraggio ambientale sono in realtà funzionali, che potrebbe significare un crollo senza preavviso del sistema di monitoraggio.

Circa un decennio dopo la fine degli esperimenti nucleari, un gruppo di ricercatori francesi dell’Istituto nazionale della Sanità e della Ricerca medica (Inserm) francese, capeggiati da uno dei suoi direttori, Florent de Vathaire, assicurò di aver stabilito, attraverso una ricerca compiuta su 239 casi di tumore, un forte legame fra le ricadute dovute agli esperimenti nucleari realizzati dalla Francia e il rischio di un cancro alla tiroide nella zona dell’atollo polinesiano. Il numero di tumori direttamente riconducibili agli esperimenti venne stabilito in una decina di casi, cifra elevata se registrata in un contesto abitativo di un atollo. Secondo l’organizzazione Aven, inoltre, la Francia è uno degli ultimi paesi al mondo a riconoscere la nocività degli esperimenti nucleari.

Nonostante il governo francese abbia dichiarato che la zona della polinesia francese sia priva di ogni rischio ambientale e di inquinamento da radiazioni, l’accesso all’atollo è vietato da forze militari.

Attualmente Mururoa si presenta desertica e circondata da navi da guerra, con all’interno un vero e proprio aeroporto costato 40 milioni di franchi. E guai a lamentarsi.

I Terremoti Artificiali secondo Rosalie Bertell


La Bertell è uno scienziato di fama internazionale. E’ laureata in Biometria con specializzazioni minori in Biologia e Biochimica. Dal 1969 al 1978 la Bertell fu scienziato superiore nella ricerca sul cancro al Roswell Park Cancer Institute.  E’ anche stata consulente alla Nuclear Regulatory Commission Statunitense, all’Agenzia di Protezione Ambientale Statunitense e all’Health Canada.[1] Ne 1983 ricevette la Medaglia Hans-Adalbert Schweigart dalla World Union for Protection of Life. La Bertell è stata presidente dell’International Institute of Concern for Public Health dal 1987 al 2004. Nel 1996 fondò la “Commissione Medica Internazionale Chernobyl” e, nel 1994, anche la Commissione Medica Internazionale Bhopal. La Bertell si è occupata anche di HAARP nel suo libro Planet Earth: The Latest Weapon of War (2000).

Ecco cosa disse Rosalie a proposito dei terremoti artificiali associati ad HAARP:

Pianeta Terra: L’Ultima Arma da Guerra

Snowshoefilms: Il Terremoto indonesiano è stato il secondo più grande terremoto della storia [26 dicembre 2004, 9,1-9,3 della scala Richter, che ha causato la morte di quasi 200.000 persone]. Hai guardato le anomalie?

Rosalie Bertell: C’è stato uno tsunami incredibilmente grande nell’Oceano Indiano che fu devastante non solo per Sumatra, Indonesia, Thailandia, India e Malaysia ma anche per la costa orientale dell’Africa. Esso fu causato da un terremoto, uno spostamento sotto l’Oceano Indiano. Ora sappiamo che la tecnologia c’è e molte nazioni possono indurre terremoti. In effetti, c’è stato uno sforzo, probabilmente per 30-40 anni, per controllare tutti i processi naturali, in quanto ciò darebbe un enorme vantaggio in guerra. Gli Stati Uniti hanno cercato di fare diverse modificazioni climatiche, per esempio, durante la guerra in Vietnam. Lo chiamarono Project Sky Fury e stavano cercando di controllare le piogge monsoniche e i fulmini. Così la tecnologia dei terremoti e la fuori. Ed è utilizzabile. Probabilmente da Stati Uniti, Russia, Giappone, Cina e, forse, India – quindi ci sono molti pochi paesi che hanno questa capacità.

Il terremoto non era usuale, e c’è anche una disputa su dove si trovava il centro. L’Australia sostiene che era a circa 350 miglia a sud di dove dicevano gli Stati Uniti, quindi non c’è neppure un accordo sulla localizzazione dell’epicentro.  Non c’è stato nessun avviso preliminare che sarebbe avvenuto un terremoto. Di solito ci sono scosse di terremoto che vengono raccolte dai centri locali di terremoto. Essi possono raccogliere questi tremori e sanno che è in arrivo un terremoto. Ma non ci fu nessun preliminare; e non ci furono scosse di assestamento identificate. Dopo ci furono delle scosse, ma non erano abbastanza grandi da essere identificate come scosse di assestamento. La gente, infatti, quando ha sentito alcuni di questi tremori, si è preparata per una seconda ondata, che non è mai arrivata.

Una Scossa Secondaria di un Terremoto Naturale è Identificabile

Rosalie Bertell: Se non sapete nulla dei terremoti artificiali, come non avete saputo nulla dei test di armi nucleari in Nevada, dovete sapere che se, per esempio, in un terremoto di nove o otto gradi della scala Richter, la scossa di assestamento è di due ordini di grandezza più bassa, è probabile che il terremoto sia artificiale. Se va dai nove agli otto probabilmente è un terremoto naturale, perché quelli artificiali sembrano dare una spinta artificiale alla placca perché non provengono da una pulsazione ritmica della terra, quindi la scossa di assestamento scende ad un livello molto più basso — perché è artificiale, in fondo, io penso. Quindi non c’è scossa di assestamento e non c’è preliminare.

Così noi sappiamo che i terremoti possono essere fabbricati artificialmente. C’è la controversia su dove sia il centro. E, naturalmente, c’è stato un gran daffare con le comunicazioni. Diego Garcia fu avvertito mentre il popolo non fu avvertito. Sono accadute cose del genere. Ho anche scoperto una nave gestita da SAIC incorporated, che è una sorta di braccio del governo; l’80% del loro lavoro proviene dal governo. Essi non negoziano pubblicamente. E’ una società compagnia posseduta dalle persone che ci lavorano. Essi stavano scandagliando alla ricerca di petrolio e gas sotto l’Oceano Indiano proprio vicino all’epicentro, al momento in cui si è verificato il terremoto. Così c’è stato un altro jolly all’interno della situazione.

Snowshoefilms: potresti approfondire su come sono causati i terremoti artificiali..

Rosalie Bertell: La creazione artificiale di un terremoto potrebbe essere fatta in molti modi, ma probabilmente quello che sarebbe usato con più probabilità sarebbe una struttura come HAARP: il progetto di ricerca attivo aurorale ad alta frequenza, che il governo ha stabilito a Gakona, in Alaska, che si trova da qualche parte tra Anchorage e Fairbanks. Si tratta di un riscaldatore ionosferico. Si tratta di una griglia di — penso che siano 48 — torri di trasmissione, hanno messo una griglia sei per otto, quindi ci sono tutte queste torri di trasmissione parallele.

Si aspettano di averne 150 quando sarà finito. Ma ora ne hanno 48, e sono operativi (il sito ora comprende 180 antenne operative, n.d.r.).  Essa invia un’onda sincronizzata fino alla ionosfera e ciò che accade è che una parte di questa viene riflessa nuovamente verso la terra. Ora questo è uno spiegamento mobile e flessibile ed essi possono cambiare l’angolo dei raggi di modo che i raggi di ritorno vadano in direzioni differenti. In modo che possano prendere la mira. Le onde di ritorno sono a frequenza bassa ed extra bassa. Sono le onde radio lunghe. E queste sono ritmiche, e possono passare attraverso il centro della Terra e se c’è un’instabilità da qualche parte, possono farla vibrare con un’onda ritmica e causare un terremoto.

Attualmente la stanno usando per diversi fini. Uno è quello che chiamano la tomografia profonda della Terra. Assomiglia ad una mappatura della parte interna della Terra. Hanno localizzato il centro della Terra; hanno trovato che ha un mantello solido  e dentro c’è un nucleo di metallo fuso e quindi, all’interno di questo, c’è una altro nucleo solido. Così stanno studiando cosa succede all’interno della Terra stessa. Sono alla ricerca di bunker sotterranei e forniture di gas e petrolio nel sottosuolo, questo genere di cose. Quindi gran parte del suo (HAARP) finanziamento sta arrivando dal Congresso per compiere una profonda tomografia della Terra. Ma può essere anche utilizzata come arma ad onda diretta e causare terremoti. Potrebbero anche causare accidentalmente un terremoto mentre sono alla ricerca di qualcos’altro. Il fatto è che anche la Russia ha ottenuto questi riscaldatori ionosferici. Ce ne sono alcuni in Antartide. Ce n’è uno anche a Tromso, in Norvegia. Quindi ci sono diversi riscaldatori ionosferici attorno alla Terra, così non possiamo sapere cosa ha fatto HARRP, perché anche altre persone hanno questa tecnologia.

Snowshoefilms: Hai guardato le anomalie del terremoto a Bam, nel sud dell’Iran? [26 dicembre 2003, oltre 40.000 morti, l’antica città di Bam distrutta]

Rosalie Bertell: Non ho sentito nulla. Io non so davvero cosa sia successo in Iran, ma, ancora una volta, è stato enorme. E non sarei sorpresa se alcuni di questi accidenti fossero causati dalla manipolazione del clima e della corrente a getto e la…Ci sono cinque grandi fiumi di vapore sopra l’emisfero nord e cinque in quello sud…Stanno cercando di smuovere queste cose attorno e controllare il clima. Quindi io non sarei sorpresa se questi fossero gli effetti collaterali della manipolazione del sistema terrestre.

Snowshoefilms: Una serie di terremoti erano partiti al largo della Turchia durante i bombardamenti i Iraq…

Rosalie Bertell: In Iraq utilizzarono deliberatamente dei demolitori di bunker. Un demolitore di bunker va in profondità all’interno della terra ed esplode, interessando le linee di faglia, così in Iraq avevamo i demolitori di bunker e abbiamo avuto un grosso terremoto giusto dall’altro lato del confine in Turchia, nel nord dell’Iraq; poi a destra attraverso la linea in Turchia abbiamo avuto un forte terremoto da demolitori di bunker, credo. In Afghanistan avevano demolitori di bunker quando erano alla ricerca di Osama bin Laden nelle grotte. Se vi ricordate ci fu un terremoto molto grande nel nord dell’Afghanistan. Quello che stanno cercando di fare ora, ed è quello per cui stanno chiedendo finanziamenti da parte del Congresso, è quello di rendere i demolitori di bunker nucleari ancora più potenti. Stanno cercando di fare questo perché i loro demolitori di bunker non sono riusciti a scovare Saddam Hussein quando egli era nel suo bunker sotterraneo di cemento. Quindi i loro demolitori di bunker non erano molto forti. Così vogliono fondamentalmente renderli più potenti. Non prestano attenzione al danno periferico che causano. Sai, siamo in grado di fare abbastanza danni alla terra da non farla sopravvivere. Non sembra entrare nella loro testa il fatto che la terra è viva. E’ viva. Prende energia dal sole. Produce tutta questa vita. Sai, noi compromettiamo il buon funzionamento di base. Si tratta di sopravvivenza.

Fonte dell’articolo