Il meteorite è stato “polverizzato” da missile militare russo


Fonti dell’aereonautica russa riprese dal corrispondente italiano del Tg1, hanno comunicato che il meteorite che ha causato oltre mille feriti, è stato intercettato dalla Difesa aerea russa e colpito da un missile ‘a salve’ a 20 chilometri dal suolo.
Molti siti russi già in precedenza avevano infatti ipotizzano che fosse stata l’aviazione militare russa a distruggere il meteorite per evitare danni maggiori.
Russia Today ha riferito che un unità aerea di stanza presso l’insediamento Urzhumkapotrebbe aver frantumato il meteorite a circa 20 km sopra la Terra.
La voce è stata riportata dal giornale locale Znak, citando una fonte militare anonima. / losai.eu

Meteoriti sulla Russia Mille feriti. Segnalazioni anche all’isola di Cuba


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Oltre 950 le persone rimaste ferite, tra cui un centinaio ricoverate in ospedale, dalla pioggia di meteoriti che stamani ha provocato violente esplosioni a bassa quota nell’atmosfera negli Urali e nelle regioni centrali della Russia. Tra loro ci sono 82 bambini, di cui due ricoverati in terapia intensiva.

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Anche nella regione centrale di Cuba hanno dichiarato aver visto un oggetto che cadeva dal cielo e che è esploso con un grande fragore, facendo tremare le case del posto.

Lo si apprende da testimonianze raccolte dalla televisione locale. In un servizio diffuso questa mattina da Rodas, comune della provincia di Cienfuegos, i testimoni hanno descritto una luce molto intensa che è arrivata ad avere dimensioni importanti, paragonabili a quelle di un autobus, prima di esplodere in cielo.

Secondo l’esperto di meccanica celeste Andrea Milani, dell’università di Pisa e responsabile del gruppo di ricerca NeoDyS, specializzato nel calcolare le orbite degli asteroidi più vicini alla Terra.  “Non c’é nessun legame tra la pioggia di meteoriti in Russia e il passaggio ravvicinato dell’asteroide 2012 DA14.

Tra i due eventi – ha detto – non c’é alcuna relazione”.

Asteroide 2012 DA14, attenzione al 15 febbraio. La Nasa: “è più pericoloso del previsto, rischia di colpire i satelliti”


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La settimana prossima un piccolo asteroide passera’ vicino alla Terra, senza rischi di impatto con il nostro pianeta. Lo ha reso noto la Nasa, illustrando tutti i dettagli su quest’evento astronomico .

Il corpo celeste, denominato 2012 DA14, e’stato scoperto l’anno scorso da un gruppo di astronomi amatoriali in Spagna. Ha il diametro di 46 metri, piu’ o meno quanto una piscina olimpionica.

Esattamente il 15 febbraio passera’ alla distanza minima dalla Terra, pari a circa 27,520 km.

Si tratta dell”incontro’ piu’ ravvicinato da quando gli scienziati monitorano costantemente il movimento degli asteroidi, circa 15 anni fa.

Arrivera’ a una distanza di circa 800 km dai satelliti tv e da quelli usati per le previsioni del tempo.

Il momento in cui sara’ piu’ vicina alla Terra sara’ esattamente alle 14:24 ora della East Coast, le 20:24 in Italia.

Quindi di giorno negli States, ma di sera e di notte in Europa, Asia e Australia, dove schiere di astrofili armati di telescopio cercheranno di scorgerlo nel cielo.

Per la cronaca, l’ultimo asteroide che ha colpito la terra risale al 1908, quando un corpo celeste cadde’ sulla Siberia, abbattendo migliaia gli alberi nel raggio di 2.150 km quadrati.

Statisticamente la probabilita’ che un corpo celeste della dimensione di 2012 DA14 colpisca la Terra è pari a una volta ogni 1.200 anni.

Nella conferenza di ieri sera, gli esperti della NASA hanno però spiegato che quest’asteroide è più pericoloso del previsto, non tanto per la Terra in modo diretto, quanto per i satelliti meteorologici e televisivi, in quanto passerà a distanza estremamente ravvicinata dagli stessi.

 

 

Vesuvio. L’attesa di una catastrofe annunciata. Quello che lo Stato non dice.


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A rischio quasi due milioni di persone, considerate “carne da macello” da chi detiene il potere.

Quello che lo Stato italiano non dice alla sua popolazione. Sono stati registrati terremoti superficiali con ipocentro localizzato lungo il condotto, oltre che in emissioni fumaroliche lungo i fianchi del cono e del cratere.

A parere degli esperti, una più che probabile ripresa dell’attività eruttiva, implicherebbe quindi un rapido rilascio di tutta l’energia accumulata.

E’ considerato dagli esperti uno dei vulcani a maggior rischio del mondo. La sua storia ha insegnato che può produrre sia eruzioni effusive, sotto forma di effusione di colate laviche, nonché le ben più pericolose eruzioni esplosive.

Nel frattempo, in attesa del peggio, la NATO ha evacuato alcuni suoi insediamenti nell’area.

Ma questo è un segreto militare, meglio non far sapere nulla ai sudditi italioti.

Fatto sta che la Regione Campania dovrà fornire entro il 31 marzo 2013, elementi utili ad una delimitazione ancora più definita della “zona rossa” e del numero di residenti che andrebbero effettivamente allontanati in caso di eruzione del Vesuvio.

Analogo  dettaglio andrà precisato entro giugno per i campi Flegrei. Lo ha reso noto il capo del dipartimento della Protezione civile, Franco Gabrielli (ex capo dei servivi segreti civili), in una recente conferenza stampa. “Non è una differenza da poco – ha sottolineato Gabrielli – avere un censimento preciso permetterebbe di calibrare ancora meglio le procedure di evacuazione che nel caso del Vesuvio, al momento, riguarderebbero 800mila persone e nel caso dei Campi Flegrei altre 400mila.

Un’eventuale evacuazione anche via mare? Sino ad oggi si è pensato solo al trasporto su gomma, ma è un’ipotesi che non mi sento di escludere in partenza”.

Certo, sarebbe un evento di proporzioni importanti, che proporrebbe una serie di problemi almeno in parte gestibili solo sul campo, nell’immediato, e che dal punto di vista dei costi richiederebbe un fondo molto cospicuo e, quasi inevitabilmente, un contributo dell’Unione europea”.

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Piano di “emergenza” – Lo scenario atteso dalle autorità italiane è catastrofico, eppure sul sito della Protezione Civile l’ultimo aggiornamento visibile alla popolazione risale al 2006. Esso prevede i seguenti fenomeni e conseguenti rischi associati:

«Nella fase iniziale dell’eruzione si solleva fino a 15-20 chilometri di altezza una colonna eruttiva composta di gas e frammenti piroclastici, seguita dalla ricaduta a terra di pomici, lapilli e ceneri trasportati dal vento.

Il rischio è correlato al carico esercitato dalla coltre piroclastica sui tetti degli edifici di cui provoca eventualmente il crollo, nonché alle difficoltà respiratorie, alla contaminazione delle colture e dell’acqua, alle difficoltà di autorizzare vie di fuga e agli ingorghi stradali. Il territorio che può subire questi fenomeni è indicato come zona gialla.

Questa zona comprende 96 comuni delle province di Napoli, Avellino, Benevento e Salerno

per un totale di circa 1.100 chilometri quadrati e 1.100.000 abitanti.

Nella fase successiva, la colonna eruttiva collassa producendo colate piroclastiche che possono raggiungere velocità dell’ordine di 100 km/h e un enorme potere distruttivo.

I modelli fisico-numerici indicano che dal momento del collasso della colonna eruttiva, le colate piroclastiche impiegheranno 5-10 minuti per raggiungere la costa.

Il territorio esposto a questo rischio è definito zona rossa, comprende 18 comuni è per un totale di circa 200 chilometri quadrati di estensione e poco meno 600.000 abitanti.

Nella terza fase si possono generare colate di fango anche a distanza di giorni dall’eruzione.

I territori soggetti a questo rischio sono indicati come zona blu che include 14 comuni della provincia di Napoli per un totale di 180.000 abitanti. 

Inoltre, i comuni di Torre del Greco e Trecase, presentano un’elevata pericolosità da invasione di lave pur trovandosi ad una certa distanza dal cratere sommitale».

Gli insediamenti umani sono stati edificati all’interno delle fasce a rischio.

Questo fenomeno non è mai stato arrestato dal governo italiano e dalle autorità locali. Studi recenti hanno calcolato che nel periodo dal 1951 al 2001, nell’insieme dei 18 comuni considerati “zona rossa” vi è stato un sensibile incremento demografico, pari al 56,3 per cento (da 353.172 a 551.837 abitanti), soprattutto nella fascia costiera.

Inoltre, vi è stato un aumento della densità abitativa tale da rendere questo comuni tra i più densamente abitati d’Italia, nonché un’esplosa crescita del numero di abitazioni (da 73.141 a 187.407 edifici).

Nell’ultimo decennio il cancro cementizio ha allungato le sue metastasi senza alcun freno istituzionale.

La riuscita del cosiddetto “piano di emergenza” dipende dalla capacità di prevedere l’eruzione del Vesuvio con sufficiente anticipo. In ogni caso, vi è una difficoltà oggettiva, anche se la popolazione fosse adeguatamente pronta e preparata, nell’evacuare una zona densamente abitata come quella vesuviana. La strategia di evacuazione è legata ai tempi di previsione: questa è possibile solo tre giorni prima dell’evento, un tempo notoriamente insufficiente ad evacuare da 500 a 600 mila persone.

Infine, i Campi Flegrei (area ad alta densità di residenti) sono un’altra zona campana ad elevatissimo rischio vulcanico.

Proprio in loco sono in fase di realizzazione delle sperimentazioni di cui la popolazione locale ed italiana, non è a conoscenza. Anche nei Campi Flegrei potrebbero avvenire delle eruzioni esplosive.

Per la cronaca storica: durante la seconda guerra mondiale gli anglo-americani oltre che seppellire di bombe numerose città italiane (causando migliaia di vittime civili),  hanno addirittura bombardato il suo  cono più recente e attivo cresciuto al di sopra di un vulcano più antico conosciuto con il nome di Monte Somma.

Nel 1944 ci fu l’ultima eruzione. Da allora sono stati riconosciuti 18 cicli eruttivi separati da brevi intervalli di stasi inferiori a 7 anni.

Gli studi scientifici hanno consentito di accertare che nei periodi di quiescenza, il magma si è accumulato in una camera posta a 5-7 chilometri di profondità.

Il rischio vulcanico è il prodotto di tre fattori: pericolosità vulcanica, valore esposto e vulnerabilità.

Perché allora la popolazione della regione Campania non è informata a dovere?

I morti da “cause naturali” sono stati già calcolati nei minimi dettagli, così come le lacrime per i funerali di Stato?

Gianni Lannes

fonte: http://www.articolotre.com

Scienziati NASA disorientati dal comportamento insolito del Sole. Nuova stella sta forse rivoluzionando le loro teorie?


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L’attuale ciclo solare 24 si sta ormai rivelando il più debole degli ultimi 50 anni, sebbene fino a poco tempo fa le previsioni davano tutto il contrario, definendolo come il più intenso ciclo solare degli ultimi 400 anni.
Gli scienziati sembrano totalmente disorientati dal comportamento del Sole, la verità è che la nostra Stella è una continua “sorpresa” in questi ultimi tempi, sembra che qualcosa di imprevedibile stia mutando all’interno del Sistema Solare.
Molte persone ritengono che parlare ancora oggi di un Pianeta X in fase di avvicinamento sia diventato obsoleto, ma sembra che la NASA si stia sempre più aprendo a nuovi concetti in merito allo “studio” di altri Corpi Spaziali nelle vicinanze.
Il nostro sistema planetario potrebbe trovarsi coinvolto in una singolare fase di “incrocio tra orbite” con un micro sistema stellare sconosciuto.
Ma andiamo con ordine.
Nel 2012 le temperature hanno infranto il precedente record di “oltre 1 grado” negli Stati Uniti…e questa è un’enormità!
Tutti gli stati hanno avuto temperature superiori alla media, soprattutto lungo la costa Nord Est, dove questi valori hanno contribuito ad alimentare le numerose catastrofi che si sono abbattute sugli USA (uragani Isaac e Sandy e i tornado nelle Great Polains, Texas e la valle dell’Ohio) provocando disastri che hanno raggiunto la soglia del miliardo di dollari di danni.
Nel nostro paese molti giornali hanno sminuito quei dati, descrivendo una crescita delle temperature più bassa di quella realmente registrata.
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Foto sopra: il 2012 è stato l’anno più caldo nella storia degli Stati Uniti. Questo grafico (fonte NOAA) mostra come il picco delle temperature abbia superato i precedenti, infrangendo ogni record addirittura di oltre 1 grado.
 La cosa più interessante è che proprio in questi giorni è stato pubblicato un rapporto dal National Research Council (NRC), riportato sul sito della NASA Science, dal titolo: “Gli effetti della variabilità solare sul clima della Terra,” un documento che espone diversi modi estremamente complessi con cui l’attività solare può influenzare il nostro pianeta.
Comprendere le possibili connessioni tra il Sole e il clima terrestre richiede conoscenze specifiche nel settore della fisica, l’attività solare, la chimica atmosferica e la dinamica dei fluidi, la fisica delle particelle energetiche, e la storia geologica della Terra.
Ma siccome nessun singolo ricercatore scientifico dispone dell’intera gamma di conoscenze necessaria per poter approfondire il problema, l’NRC ha dovuto riunire numerosi esperti provenienti da tutto il mondo, fondendo gli studi in un contesto multi-disciplinare.
Diversi ricercatori si sono confrontati sulle modalità di influenza del Sole sul clima terrestre e gran parte di questo seminario è stato dedicato alle interazioni con l’atmosfera e gli oceani, sulla termodinamica o sulla fisica dei fluidi. Charles Jackman del Goddard Space Flight Center, ha descritto come gli ossidi di azoto creati dalle particelle solari e i raggi cosmici nella stratosfera, possano effettivamente ridurre i livelli di ozono di una piccola percentuale. Isaac Held del NOAA, sostiene addirittura che la perdita di ozono nella stratosfera terrestre potrebbe alterare la dinamica dell’atmosfera sottostante, lo scienziato si lancia in una sorta di “ufficializzazione rivoluzionaria” sullo studio dei fenomeni atmosferici estremi:
“L’attività solare può, attraverso una serie complessa di influenze, spingere le tempeste di superficie fuori rotta”.
 Fino a “ieri” la maggior parte di scienziati, specie in Italia, riteneva che l’attività solare non potesse influenzare le tempeste, tantomeno spingerle fuori rotta. Dunque è forse in atto una apertura verso nuovi orizzonti?
La variabilità solare sta lasciando un’impronta sul clima, soprattutto nel Pacifico. Gerald Meehl del Centro Nazionale per la Ricerca Atmosferica (NCAR) ne è convinto e ha presentato prove fondamentali che attestano che i segnali del ciclo solare sono così forti in quella zona, che Meehl e i suoi colleghi hanno cominciato a chiedersi se qualcosa nel sistema climatico del Pacifico agisca per amplificarli.
L’immagine mostra come subentrano i raggi cosmici galattici e come i protoni solari
penetrano nell’atmosfera terrestre.
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Si è discusso molto anche del probabile collegamento tra il minimo di Maunder, periodo in cui (dal 1645 al 1715 d.C. circa) il numero di macchie solari divenne estremamente basso, e la parte più fredda della Piccola Era Glaciale, in cui l’Europa e il Nord America furono sottoposti ad un periodo gelido.
Attraverso recenti studi condotti grazie ai dati di High Precision Parallax Collecting Satellite (Hipparcos, Satellite per ottenere parallassi ad alta precisione), si è teorizzato che il Sole potrebbe anche essere sulla soglia di un piccolo minimo di Maunder, sebbene la teoria di un possibile evento simile ad una piccola “Era Glaciale” non sarebbe previsto almeno fino all’anno 2019.
Tuttavia l’attuale ciclo solare 24 si sta ormai rivelando il più debole degli ultimi 50 anni, sebbene fino a poco tempo fa le previsioni davano tutto il contrario, definendolo come il più intenso ciclo solare degli ultimi 400 anni.
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Le immagini sopra del Sole, sono state prese dal Solar Dynamics Observatory (SDO) della NASA, tracciano il livello crescente dell’attività solare, esse mostrano come il Sole si innalza verso il picco di questi ultimi 11 anni in corso, periodo di un ciclo completo di macchie solari”
Quello che possiamo chiaramente intuire è che c’è una sorta di confusione in tutto questo, gli scienziati sembrano totalmente disorientati da diversi anni, la verità è che la nostra Stella è una continua “sorpresa” in questi ultimi tempi. Matt Penn e William Livingston del National Solar Observatory prevedono infatti che il ciclo solare 25 (il prossimo) sarà caratterizzato da un’assenza totale di macchie solari; “se davvero il Sole sta entrando in una fase sconosciuta del ciclo solare, allora dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi per comprendere i collegamenti tra attività solare e clima“, osserva Lika Guhathakurta della NASA. Hal Maring, climatologo presso la sede della NASA, ha affermato che sono state prese in seria considerazione tante possibilità interessanti.
 Tra queste non mancano le idee in merito allo studio di “altri corpi” dell’Universo.
 Negli ultimi anni, i ricercatori hanno “finalmente” preso in considerazione la possibilità che il Sole svolga un ruolo fondamentale nel riscaldamento globale. Ma la cosa più interessante è che gli scienziati si stanno decisamente aprendo a possibili “eventi” provenienti dall’esterno, a nuovi concetti in merito allo “studio” di altri Corpi Spaziali, i quali potrebbero perturbare le regolarità climatico/ambientali cicliche dei pianeti all’interno del nostro sistema planetario, Sole compreso.
A questo punto è lecito domandarsi: siamo certi che il Sole non venga influenzato da “qualcosa nei pressi” del Sistema Solare?
La Terra stessa potrebbe essere già sotto l’influenza di una “nuova energia” che si è aggiunta a quella del Sole e che sembra aumentare nel corso degli anni.
Un flusso che sprigiona radiazione elettromagnetica, vento solare e neutrini, sono tutti elementi che possono appartenere solo ad una stella nelle vicinanze…una “nana bruna”.
Il 15 Dicembre 2012, il NOAA/SWPC ha registrato un’impennata furiosa di particelle protoniche presenti nella nostra atmosfera in un momento in cui il Sole, da giorni, non mostrava alcun tipo di eruzione o brillamento tale da provocarne un rialzo così anomalo. Si trattava forse di un forte vento solare provenire da un’altra fonte stellare?
fonte;   http://dovestiamoandando-mardukkino.blogspot.it

INDIA : grandinata devastante in alcuni villaggi dell’India 9 morti


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Incredibile grandinata avvenuta nell’ Andhra Pradesh, nel sud dell’India. Villaggi devastati dai chicchi di ghiaccio.

Rarissimo evento nelle zone meridionali dell’India, avvenuto  il 29 Gennaio 2013, quando un fortissimo temporale si è abbattuto sulla regione dell’Andhra Pradesh provocando grandinate assolutamente di rilevanza storica per la zona.

Circa 7 villaggi sono stati devastati dalla grandinata, durata oltre 20 minuti, con chicchi di ghiaccio di grandi dimensioni.

Secondo il materiale e le informazioni giunte dall’India, i chicchi di ghiaccio più grandi possedevano un diametro compreso fra i 10 e i 12 cm, ovvero ben più grandi di arance, tali da provocare danni incredibili e anche vittime.  villaggi interessati dal temporale hanno riportato danni ingentissimi, soprattutto nelle campagne e nelle fattorie, dove interi allevamenti sono stati decimati.

Episodi del genere riescono a verificarsi con maggior cadenza solo nelle regioni settentrionali dell’India mentre rappresentano sicuramente l’eccezione in zone come l’Andhra Pradesh, dove purtoppo ancora prosegue la conta dei danni di questo evento che certamente sarà catalogato come “evento storico”.

 

Attualmente sono 9 le persone che hanno perso la vita sotto i colpi violentissimi dei chicchi di grandine e molti sono i feriti.

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