Perforazione Campi Flegrei : per gli esperti Ingv non ci sono rischi.


Paura che i pozzi possano causare una eruzione oppure che l’area diventi un cantiere e che cambi la futura destinazione a Parco Verde: sono questi i principali timori espressi da alcuni cittadini che vivono nell’area Flegrea relativi alla perforazione dei Campi Flegrei e che hanno causato due anni fa lo stop del progetto. I cittadini oggi hanno partecipato a un incontro con i ricercatori dell’Osservatorio Vesuviano dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) nella sede dell’ente a Napoli.

I ricercatori hanno risposto ai loro dubbi rassicurandoli ”sull’assenza dei rischi paventati”.  Il progetto ‘Campi Flegrei Deep Drilling Project’, subi’ uno stop nel 2010 alla vigilia della perforazione del primo pozzo, profondo 500 metri, in seguito alle perplessita’ dell’allora sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino, alimentate anche da alcuni articoli di stampa. Il sindaco Iervolino nell’ottobre 2010 dichiaro’: ”senza la certezza che non ci sono pericoli non si trivella da nessuna parte”.

Il Comune di Napoli e’ proprietario al 90% del sito dove avviene la perforazione, nell’area di Bagnoli Futura, e il sindaco in seguito alle polemiche su eventuali rischi dovuti alle trivellazioni incarico’ la Protezione Civile di redigere una relazione tecnica che fugasse ogni dubbio. ”Non ci sono pero’ mai state comunicazioni ufficiali da parte del ex sindaco Iervolino, all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), nel senso che non siamo mai stati bloccati ufficialmente”, ha spiegato il coordinatore del progetto ‘Campi Flegrei Deep Drilling Project’,Giuseppe De Natale, dell’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv.

Nonostante non vi sia stato alcuno stop ufficiale ”ci siamo fermati – ha aggiunto De Natale – per rispetto istituzionale e per rispetto nei confronti dei cittadini che nutrivano timori”. La Protezione Civile rispose subito in modo positivo  e la risposta fu integrata da una lettera scritta dai ricercatori e dal coordinatore, in cui si rispondeva ai dubbi sollevati. Nonostante cio’ il progetto entro’ in una fase di stallo.

Esistono solo una decina di vulcani come questi nel mondo, sono strutture capaci di eruzioni molto violente, ma per fortuna molto rare. La perforazione é arrivata già a 200 metri di profondità ed è frutto di un progetto internazionale ‘Campi Flegrei Deep Drilling Project” a guida italiana con l’Istituto Nazionale di Geologia e Vulcanologia (Ingv).

La perforazione e’ iniziata da qualche giorno nell’area di Bagnoli Futura”, ha detto il coordinatore del progetto, Giuseppe De Natale, dell’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv. L’obiettivo, ha spiegato, e’ ”monitorare e studiare questo vulcano per mitigare il rischio”. Si tratta di conoscere a fondo come e’ fatto e come funziona un supervulcano e la perforazione permettera’ di compiere un ‘viaggio’ nel passato del supervulcano di Campi Flegrei.

Il progetto viene realizzato dal programma internazionale ‘Campi Flegrei Deep Drilling Project’ ed e’ finanziato dal Consorzio internazionale per le perforazioni profonde continentali. In questo momento i ricercatori stanno realizzando il primo pozzo previsto dal progetto che sara’ profondo 500 metri e avra’ un costo di circa 500.000 euro. ”Siamo arrivati – ha spiegato – a toccare il tufo giallo espulso dall’eruzione di 15.000 anni fa e che pensiamo abbia uno spessore di circa 100 metri’‘. Dopo il primo pozzo di 500 metri, fra circa due anni si prevede di realizzare un secondo pozzo, profondo 3.500 metri.

Non e’ la prima volta che si perfora il supervulcano di Campi Flegrei: negli anni ’70 e ’80, in pieno bradisismo, spiega De Natale, ci furono perforazioni da parte di Enel e Agip anche piuttosto profonde per scopi geotermici.

Si arrivo’ a 3.050 metri di profondita’, ma le risorse trovate non erano sfruttabili con i criteri di allora perche’ si prevedevano centrali troppo grandi e inoltre l’Italia in quel momento era concentrata sul nucleare. La maggior parte delle conoscenze che abbiamo sul vulcano di Campi Flegrei si devono a quei pozzi, che pero’ avevano uno scopo diverso, ha aggiunto De Natale, e’ la prima volta invece che si fa una perforazione per scopi scientifici, ”per creare un osservatorio in profondita’ che studi il vulcano”.

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Bill Gates: via alla Geoingegnerizazzione globale!


 

i Geo-ingegneri stanno uscendo allo scoperto, tirando fuori dall’armadio le “scie chimiche” grazie ai  rapporti che ora stanno emergendo sui piani deliberati nell’opera di rilascio di tonnellate di sostanze chimiche di solfato nell’atmosfera per il presunto scopo alla lotta contro il cosiddetto “riscaldamento globale.”

Il britannico Guardian e altri giornali stanno segnalando che un fondo di ricerca diversi milioni di dollari, iniziato e finanziato da appassionato “vaccinatore” fondatore di Microsoft,  Bill Gates, viene utilizzato per finanziare il progetto. Un grande pallone in bilico a 80.000 piedi sopra Fort Sumner nel New Messico, rilascerà i solfati nell’atmosfera entro il prossimo anno.

Lo scopo dichiarato di questo massiccio rilascio di particelle tossiche di solfato è che facendo così sarà presumibilmente riflettendo la luce solare che arriva nell’atmosfera si riesca a raffreddare il pianeta. Ma molti gruppi ambientalisti e sostenitori anti scie chimiche stanno denunciando l’idea come pericolosa e che potrebbe causare danni permanenti agli ecosistemi in tutto il mondo. “Impatti che comprendono il potenziale per ulteriori danni alla strato di ozono e interruzione delle precipitazioni, specialmente nelle regioni tropicali e subtropicali, potenzialmente pericolose per le forniture di cibo di miliardi di persone,” ha detto Pat Mooney, direttore esecutivo del gruppo ETC, un gruppo canadese di tutela ambientale.” Non Faranno nulla per diminuire i livelli di gas a effetto serra nell’atmosfera o arrestare l’acidificazione dell’oceano”. La geo-ingegneria solare è probabile che aumenti il rischio di conflitti internazionali legati al clima, dato che i modelli studiati dimostrano a che pone a maggiori rischi il sud del mondo.” Ma la corte di Bill Gates insiste nei suoi sforzi per i “geo-graffiti” in tutto il mondi, come suoi scienziati insistono sul fatto che i governi non stanno facendo abbastanza per combattere gli impatti dell’ambiente supposto del riscaldamento globale.

Groenlandia, scioglimento record dei ghiacci “il 97% dello strato superficiale “


A sinistra la situazione 8 luglio 2012. Il bianco, ovviamente, è il ghiaccio non soggetto a fusione: circa il 60% del totale.

A destra il 12 luglio 2012: il 97% dei ghiacci sta fondendo, perfino a 3.000 metri e più di altitudine sul livello del mare.

La Nasa ha pubblicato una nuova immagine che mostra le rilevazioni satellitari sullo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia nella prima metà di luglio, definendo il risultato «senza precedenti». Per alcuni giorni lo strato di ghiaccio che ricopre la grande isola si è sciolto a ritmi mai osservati negli ultimi trent’anni di dati raccolti con i satelliti. Quasi tutta la copertura di ghiaccio della Groenlandia, dalle costiere dove il ghiaccio è più sottile fino alle aree centrali, dove il ghiaccio è spesso oltre due chilometri, è stato interessato dallo scioglimento. Le misurazioni sono state effettuate da tre satelliti indipendenti e analizzate dagli scienziati della Nasa e da diverse università.

FUSIONE – In media in estate, circa la metà della superficie della calotta glaciale della Groenlandia dà segni di scioglimento, un fenomeno naturale. Ad altitudini elevate, la maggior parte dell’acqua di fusione si ricongela rapidamente sul posto. Vicino alla costa, una parte di acqua di fusione è trattenuta dalla coltre di ghiaccio e il resto si perde verso l’oceano. Ma quest’anno il grado di fusione del ghiaccio in corrispondenza o in prossimità della superficie è aumentato drammaticamente. I dati satellitari denunciano che le piattaforme di ghiaccio della Groenlandia si stanno pericolosamente assottigliando. I ricercatori non hanno ancora stabilito se questo ampio evento di fusione avrà un effetto sul volume complessivo della perdita di ghiaccio di questa estate e se contribuirà all’innalzamento del livello del mare.

IN FOTO – L’immagine pubblicata sul sito della Nasa mostra l’estensione del fenomeno tra l’8 e il 12 luglio scorsi. Le zone rosse indicano le aree in cui si è sicuramente verificato lo scioglimento dei ghiacci, mentre quelle rosso chiaro le aree dove è probabile che il ghiaccio si sia sciolto. Il fenomeno è stato repentino: l’8 luglio solamente il 40 per cento della superficie risultava interessata dal disgelo, quattro giorni dopo era il 97 per cento.

ARIA CALDA – Questo evento ha coinciso con un picco di insolita aria calda o una cappa di calore sulla Groenlandia che ha dominato il clima della Groenlandia a partire dalla fine di maggio. Secondo la glaciologa Lora Koenig, del centro Goddard della Nasa, «eventi di fusione di questo tipo si verificano circa una volta ogni 150 anni in media. L’ultimo evento è avvenuto nel 1889», osserva. «Ma se continuiamo ad osservare gli eventi di fusione come questo nei prossimi anni – aggiunge – la situazione sarà preoccupante».

La mappa delle modificazioni climatiche


ECCO COME CONTROLLANO LE PRECIPITAZIONI E MODIFICANO IL CLIMA: 
Dalla mappa emerge che l’Italia, così come tutto il resto dell’Europa, Stati Uniti e Canada sono le zone più interessate al fenomeno. Vengono condotti esperimenti volti a incrementare o ridurre le precipitazioni atmosferiche, operazioni di “solar radiation management” ovvero “gestione delle radiazioni solari” che consistono nel creare nubi artificiali capaci di “filtrare” i raggi del sole e ridurre le radiazioni, esperimenti di “air capture” che dovrebbero consentire dilimitare la presenza di anidride carbonica nell’atmosfera (circa l’air capture approfondimenti, in inglese, qui, qui e qui) per limitare il global warming, ovvero il riscaldamento globale, e operazioni di ocean fertilization, che consistono nell’immettere nelle acque sostanze che favoriscono la crescita di alghe capaci di assorbire l’anidride carbonica man mano che crescono; (circa le operazioni di ocean fertilization puoi saperne di più, in inglese, qui e qui, l’ultimo link riporta a un documento dell’Unesco a cura dell’ONU)

ITALIA: PERCHE’ RIDURRE LE PRECIPITAZIONI ATMOSFERICHE?

Nel nostro paese, stando a quanto riportato sulla mappa, sarebbero stati condotti esperimenti per ridurre le precipitazioni atmosferiche, di cui francamente non solo non ne comprendiamo l’utilità, visto che il nostro paese non è interessato a problemi dovuti alle eccessive precipitazioni, e anzi, in molte zone c’è persino carenza di acqua, anche grazie agli acquedotti che disperdono buona parte dell’acqua che trasportano: per citare un caso che conosco benissimo, inVal di Cecina, (provincia di Pisa), l’acquedotto che rifornisce la vasta zona (estesa circa 1/3 della provincia di Pisa) è ai “livelli di guardia” sin dai primi di Luglio, i Comuni sono corsi ai ripari con ordinanze che impongono limitazioni nel consumo idrico (regole per le innaffiature di giardini, il riempimento di piscine, etc.) e nel mese di Agosto in assenza di piogge il gestore del servizio idrico potrebbe esser costretto al razionamento, togliendo l’acqua ai cittadini per alcune ore della giornata; una situazione che sicuramente non costituirà un “caso isolato”, in particolare nelle zone del sud, dove i problemi idrici sono una costante.

  • In che modo avvengono questi esperimenti? 
  • Quali sostanze vengono utilizzate? 
  • Chi gestisce questo tipo di operazioni?
  • E sopratutto, perché non sono state rilasciate informazioni in merito?

Sono domande più che legittime che appare naturale porsi dinnanzi a notizie di questo tipo. Ma in merito non sappiamo praticamente niente, almeno dai canali ufficiali; Sappiamo solo che sui nostri cieli vengono condotti esperimenti. Viene da pensare che questi esperimenti possano essere direttamente collegati al fenomeno delle “scie chimiche”  le famose chemtrails di cui tanto sentiamo parlare sul web, alla quale sono dedicati interi siti web, il più famoso in Italia è tankerenemy.com, che recentemente è finito nel mirino della magistratura: “un tentativo di tapparci la bocca” secondo il gestore Rosario Marcianò, a cui dobbiamo dare atto di avanzare osservazioni interessanti, basate su dati oggettivi.

La questione scie chimiche sul web è molto discussa, e appassiona milioni di persone in tutto il mondo. La segretezza e la poca trasparenza con la quale vengono gestiti i progetti di geoingegneria contribuiscono ad alimentare teorie del complotto che talvolta appaiono molto fantasiose, come quelle secondo il quale le scie chimiche sono una strategia per l’avvelenamento globale, o per la riduzione della popolazione mondiale. 
Tra l’altro, per conseguire questi obiettivi, probabilmente non avrebbero alcuna necessità di irrorare nei cieli sostanze tossiche, potrebbero farlo in molti altri modi, magari più selettivi, visto che eventuali veleni irrorati nei cieli sono respirati anche da loro. Che invece siano irrorate nei cieli sostanze chimiche, probabilmente nocive per la salute, con lo scopo di modificare e/o controllare il clima, appare sicuramente più probabile. Quando ci sono in ballo interessi economici, sappiamo bene come la salute pubblica sia sacrificabile: l’uso di combustibili derivati dal petrolio su larga scala, che potrebbero esser facilmente sostituiti, nonché le numerose industrie ad alto impatto inquinante ne sono una prova tangibile.

I cittadini hanno il diritto di conoscere quali esperimenti avvengono sopra le loro teste, e le autorità dovrebbero chiarire la situazione, fornendo dettagliate spiegazioni. 

Muos, l’olocausto globale scatenato dalla Sicilia


atomica

Missili all’uranio impoverito, aerei senza pilota, bombe atomiche teleguidate. Per scatenare il conflitto globale del Terzo Millennio – guerra convenzionale oppure chimica, batteriologica, nucleare e forse anche climatica – basteranno poche, gigantesche antenne paraboliche. Sono quelle del Muos, il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari che gli Stati Uniti hanno cominciato a dispiegare in Virginia, alle Hawaii e in Australia. La quarta installazione è programmata in Sicilia: a Niscemi, in provincia di Caltanissetta. Il Muos collegherà tra loro i centri di comando e controllo delle forze armate, i centri logistici e gli oltre 18.000 terminali militari radio esistenti, i gruppi operativi in combattimento e gli arsenali di morte sparsi in tutto il pianeta. Mettendo in pericolo, inoltre, non meno di 300.000 siciliani, esposti all’azione dei campi elettromagnetici con alto rischio per la salute: si temono leucemie e tumori agli organi genitali.

«Si tratta di un altro passo verso la Grande Guerra definitiva», avverte Giulietto Chiesa: gli strateghi del Pentagono organizzano avamposti per tentare di rallentare, con qualsiasi mezzo, l’inesorabile avanzata della Cina: entro il 2017, secondo il famigerato memorandum del Nuovo Secolo Americano, prenderà il via – anche sulla nostra pelle – la drammatica “confrontation” col gigante asiatico, in un mondo condizionato dall’impiego potenziale di armi di distruzione di massa fino a ieri inimmaginabili, capaci di annientare interi paesi e colpendo indiscriminatamente le popolazioni. «Si profila qualcosa che assomiglia a una guerra di sterminio, organizzata dai “nazisti bianchi” che non accettano di veder crollare un impero, quello occidentale, reduce da un dominio secolare sul resto del mondo».  La nuova rete di satelliti e terminali terrestri, precisa Antonio Mazzeo sul blog “Cado in piedi”, consentirà di moltiplicare di dieci volte il numero delle informazioni che saranno trasmesse nell’unità di tempo, accrescendo in modo esponenziale i rischi che venga scatenato l’olocausto per un mero errore tecnico.

Il Muos incarna le mille contraddizioni della globalizzazione neoliberista: elemento-chiave delle future guerre stellari, avrà effetti devastanti sull’ambiente, il territorio e la salute delle popolazioni. Prospettive che oggi inquietano la Sicilia, protagonista di una autentica ribellione popolare sostenuta dalle istituzioni. L’installazione isolana nasce da un accordo bilaterale Usa-Italia stipulato nel lontano 2001 dal governo Berlusconi, ratificato poi nel 2006 dall’esecutivo di Romano Prodi, che diede mandato alla Regione di vigilare sull’inquinamento elettromagnetico. Dopo l’iniziale ok delle istituzioni distrettuali, la palla è rimbalzata sui Comuni. Niscemi tiene duro, negando il nulla-osta che consentirebbe alla Regione di autorizzare il regolare avvio dei lavori (che intanto sono iniziati comunque), mentre dall’Arpa siciliana arrivano cattive notizie: le tre mega-antenne emetterebbero micidiali microonde,

Maxi-antenne paraboliche Muos

che si aggiungerebbero al pesante inquinamento elettromagnetico generato dalla stazione di telecomunicazione della marina militare Usa presente da vent’anni in contrada Ulmo.

In un recente studio sui rischi del nuovo sistema militare statunitense, due docenti del Politecnico di Torino – Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu – riportano le rilevazioni effettuate dall’Arpa della Sicilia tra il dicembre 2008 e l’aprile 2010, confermando l’allarme per valori superiori alla soglia di sicurezza. Inoltre, i lavori del Muos minacciano di compromettere anche l’area della Sughereta, sito naturalistico di importanza comunitaria. «I crescenti processi di militarizzazione, con i loro effetti deleteri sulle attività produttive ed economiche, stanno contribuendo allo spopolamento delle campagne e al massiccio esodo verso il Nord di centinaia di giovani niscemesi», aggiunge Mazzeo. «E come se non bastasse, sullo sfondo, resta l’inquietante presenza della criminalità organizzata: ad eseguire una parte delle opere per il Muos sarebbe stata chiamata un’impresa contigua alle “famiglie” mafiose locali».

Sempre il Politecnico di Torino ha rilevato che il nuovo terminale per le “star wars” avrà pesantissimi effetti sul traffico aereo nei cieli siciliani e in particolare sul vicino aeroporto di Comiso, riconvertito ad uso civile dopo avere ospitato negli anni ‘80 i missili nucleari Cruise. «La potenza del fascio di microonde del Muos è senz’altro in grado di provocare gravi interferenze nella strumentazione di bordo di un aeromobile che dovesse essere investito accidentalmente», scrivono i professori Zucchetti e Coraddu. Gli incidenti provocati dall’irraggiamento di velivoli distanti anche decine di chilometri sono eventualità tutt’altro che remote: le antenne posso “colpire” fino a 130 chilometri di distanza, e nel raggio di 70 chilometri si trovano anche lo scalo di Sigonella, base Nato, e quello di Fontanaraossa, l’aeroporto civile di Catania.

Sigonella e Fontanarossa, tra l’altro, sono già oggetto delle spericolate operazioni di atterraggio e decollo dei velivoli da guerra senza pilota “Global Hawk”, “Predator” e “Reaper”, i nuovi droni a disposizione delle forze armate Usa e Nato.

Per gli studiosi del Politecnico, l’irraggiamento a distanza ravvicinata di un aereo militare potrebbe avere conseguenze inimmaginabili: le interferenze generate dalle antenne possono infatti arrivare ad innescare per errore gli ordigni trasportati. E’ già accaduto il 29 luglio 1967 nel Golfo del Tonchino alla portaerei Us Forrestal, quando le radiazioni emesse dal radar di bordo detonarono un missile in dotazione ad un caccia F-14, causando una violenta esplosione e la morte di 134 militari. Pericoli ben noti ai tecnici statunitensi, al punto che sei anni fa fu deciso di dirottare a Niscemi il terminale Muos destinato originariamente a Sigonella: a determinare il cambio di destinazione, le risultanze di uno studio americano sull’impatto delle onde elettromagnetiche generate dalle grandi antenne.

Contro il devastante progetto militare – mai discusso in sede parlamentare – si sono pronunciati tre consigli provinciali (Catania, Ragusa e Caltanissetta) e quasi tutti i Comuni vicini all’installazione, ricorda Mazzeo. Nell’area è nato il Comitato No-Muos, che raggruppa cittadini, istituzioni e associazioni politiche, sindacali e ambientaliste, sul modello dei No-Tav valsusini. A suon di marce e cortei, i siciliani stanno moltiplicando gli sforzi per ottenere la revoca delle autorizzazioni finora concesse per l’installazione delle mega-antenne: il sito No-Muos ospita anche una petizione on-line. Obiettivo: bloccare a furor di popolo l’iter autorizzativo, ostacolando fisicamente – con l’occupazione popolare – i preparativi di cantiere. E se gli Usa decidessero di procedere oltre? «Andrebbero incontro a una violazione degli accordi bilaterali, consentendo alla magistratura di intervenire», spiegano i promotori del comitato, che sperano che il giudice – come avvenuto in Sardegna per il poligono balistico di Quirra – arrivi a sequestrare l’area. «E’ inutile sottolineare che l’amministrazione comunale di Niscemi, limitatamente alle sue possibilità, non permetterà di lasciar distruggere il proprio territorio. Ma possiamo farcela solo con la partecipazione di tutti, l’innalzamento della protesta e la divulgazione delle informazioni». La Sicilia come la valle di Susa ? «L’intero territorio dell’isola ha già pagato altissimi costi sociali ed economici per le dissennate scelte di riarmo e militarizzazione», afferma sul blog “Cado in piedi” Alfonso Di Stefano, promotore della campagna per la smilitarizzazione di Sigonella. «Il recente conflitto in Libia ha consacrato il ruolo della Sicilia come grande portaerei per le operazioni di attacco Usa, Nato ed extra-Nato in Africa e Medio Oriente». Dallo scalo “civile” di Trapani-Birgi sono stati scatenati buona parte dei bombardamenti contro l’esercito e la popolazione civile libica, mentre Sigonella è stata trasformata in capitale mondiale dei famigerati droni “Global Hawk”, e intanto prolifera ovunque l’installazione di radar per l’intercettazione delle imbarcazioni di migranti. «Tutto ciò per perpetuare il modello di rapina delle risorse energetiche e arricchire i signori del complesso militare-industriale statunitense», aggiunge Di Stefano.

Il Muos, costato già più di sei miliardi di dollari, ha come principale contractor la Lockheed Martin, il colosso a capo del dissennato programma dei cacciabombardieri F-35. «Il dio di tutte le guerre ha sempre lo stesso volto di morte», dice Mazzeo. Con la differenza che domani – dato il carattere spaventoso degli arsenali tecnologici – la prossima guerra planetaria potrebbe anche essere l’ultima. Stando al Pentagono, scrive Claudio Messora sul blog “Byoblu”, ci sono 716 basi militari sparse in 38 paesi del mondo, che ospitano più di 250.000 soldati. Ma almeno 110 sono gli Stati dove gli Usa hanno una stabile presenza armata, anche grazie ai 680 miliardi di dollari stanziati da Barack Obama, Premio Nobel per la Pace, appena insediatosi alla Casa Bianca. «Una cifra che supera di 30 miliardi quella ultima erogata dal presidente guerrafondaio suo predecessore», aggiunge Messora. «Se questo fosse un manuale di storia venduto tra qualche secolo, potremmo riferirci all’impero americano come a quello romano o quello di Gengis Khan, e noi saremmo le colonie o tuttalpiù le province». Non in eterno, però: tutti gli imperi, prima o poi, cadono. E dietro di sé lasciano macerie.

Tempesta solare verso la Terra attesa per domenica. “E’ solo l’inizio”


In questi giorni è stata rilevata un’intensa attività solare da parte della Macchia 1520, si pensa che il vento solare possa arrivare sulla Terra Domenica prossima

Una grande macchia solare, attivatasi in questo giorni, starebbe per  scatenare, tramite il suo vento solare, una tempesta magnetica di media entità. La macchia, indicata con il numero 1520, appare ancora attiva e potrebbe continuare ad esserlo nei prossimi giorni, con un probabile impatto Domenica del vento solare sulla Terra.  Nei giorni che seguiranno prima dell’arrivo del weekend, dai veicoli spaziali attualmente in orbita avremo a disposizione dei dati più precisi, che ci faranno individuare la velocità e intensità della tempesta; in questo  momento le particelle cariche stanno viaggiando già a grande velocità, quindi potrebbe esserci un anticipo o un ritardo sull’eventuale arrivo sulla Terra.

Il Sole si sta avvicinando al suo picco di attività solare e lo raggiungerà nel 2014, quindi potremmo essere interessati da questo tipo di eventi nei mesi che seguiranno.

Un flare solare estremo ha causato un’eruzione solare di particelle cariche, una tempesta solare che sta viaggiando verso la Terra e dovrebbe investirla entro domenica.

Giovedi’ scorso ha avuto luogo l’eruzione solare, e i dati raccolti finora dal Goddard Space Flight Center del Maryland dicono che si e’ generata una cosiddetta ‘espulsione di massa coronale’ di gas e campi magnetici. “Sembra essere diretto verso la Terra”, ha dichiarato Alex Young. Secondo gli scienziati, dai veicoli spaziali attualmente in orbita avremo piu’ dati che ci faranno individuare velocita’ e intensita’ della tempesta.

Le particelle cariche stanno viaggiando a una velocita’ compresa fra un milione e mezzo e 8 milioni di chilometri all’ora. Il flusso di radiazioni elettromagnetiche puo’ causare black-out radiofonici e, in casi estremi, interrompere la distribuzione di energia e interferire con le comunicazioni via satellite. “In futuro saremo interessati da sempre piu’ eventi di questo genere, dato che il Sole si sta avvicinando al suo picco di attivita’ che e’ di undici anni – ha spiegato Young – e che e’ previsto per il 2013 o il 2014”.

Nuova tempesta solare


Una nuova tempesta magnetica sta investendo la Terra in seguito ad una nuova, grande macchia solare che si è attivata nei giorni scorsi.

La tempesta, rilevano gli esperti dell’agenzia americana per gli Oceani e l’atmosfera (Noaa) è di media entità. Tuttavia la macchia, indicata con il numero 1520, appare ancora attiva e potrebbe continuare ad esserlo nei prossimi giorni.

Nel frattempo gli effetti più evidenti della tempesta solare in corso sono state spettacolari aurore polari e, per molti appassionati del cielo, sono anche l’occasione di catturare immagini uniche delle macchie solari. Le dimensioni della nuova macchia solare si avvicinano infatti a quelle dell’enorme macchia comparsa nel maggio scorso, così grande da essere definita un ”mostro”